Il bambino di carta La storia del vero Christopher Robin e del suo Winnie the Pooh
Il bambino di carta La storia del vero Christopher Robin e del suo Winnie the Pooh

Il bambino di carta

La storia del vero Christopher Robin e del suo Winnie the Pooh

Il romanzo Il bambino di carta racconta la storia appassionante, drammatica e coinvolgente di una famiglia travolta dal successo e di un bambino privato dell’infanzia sullo sfondo della Londra degli Anni Ruggenti. Tate e suffragette, club esclusivi per gentiluomini e reduci feriti nel corpo e nell’anima, scioperi di chi ha fame e le lussuose serate di gala a teatro, la dimensione privata e segreta dei più grandi nomi della letteratura inglese, i perversi meccanismi del successo letterario, la genesi bizzarra di un capolavoro nato per caso, l’incomunicabilità tra padri e figli, il bullismo, gli orrori della guerra e molto altro ancora nelle pagine di un romanzo mozzafiato. Winnie the Pooh non l’ha creato Walt Disney. L’ha inventato Alan A. Milne, uno scrittore inglese nella Londra degli Anni Venti. E nelle pagine del suo libro lo ha fatto interagire con Christopher Robin, un bambino che esisteva davvero ed era suo figlio. L’orso Winnie è diventato così famoso che la sua ombra si è proiettata sulla vita del ragazzino in carne e ossa, trasformandolo in una creatura di carta destinata a non crescere mai, come in un film dell’orrore.

Questo bio novel, basato sulle autobiografie dei protagonisti, ne racconta la vicenda autentica. Per saperne di più http://ilbambinodicarta.it/

Dettagli libro

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    Italiano
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Sull'autore

Marina Migliavacca Marazza

Milanese, manager editoriale per trent’anni, giornalista, traduttrice, autrice di romanzi, di biografie, di saggi, Marina Migliavacca Marazza ha una laurea in Storia con la s maiuscola e una grande curiosità per le storie con la s minuscola: raccontare le vicende autentiche di uomini e donne che hanno vissuto, amato, sofferto e gioito prima di noi è sempre stata per lei una passione irrinunciabile. “La Storia è un romanzo che è stato”, come diceva Goncourt. Comprende tutti i generi letterari e non conosce censure.

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