Prigionieri della storia Che cosa ci insegnano i monumenti della seconda guerra mondiale sulla memoria e su noi stessi

Prigionieri della storia

Che cosa ci insegnano i monumenti della seconda guerra mondiale sulla memoria e su noi stessi

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Le statue adornano le piazze e i parchi delle nostre città, testimoni silenti della storia collettiva. Eppure quasi mai rimandano a una memoria condivisa, pacificata: l’interpretazione dei fatti si evolve, vecchie credenze vengono messe in discussione, il passato viene riscritto e le statue si ritrovano di colpo fuori dal tempo, anacronistiche pietre dello scandalo. Prigionieri della storia, i monumenti osservano immobili e impotenti il mondo cambiare. Ci sono tuttavia nella storia recente degli eventi che sembrano resistere ai marosi del tempo: la seconda guerra mondiale, con il suo intreccio di eroismo epico e nero abominio, fosca tragedia e improvviso riscatto, sembra ancora svolgersi in un racconto riconoscibile da tutti, vincitori e vinti. Ma è davvero così? Lo storico Keith Lowe sceglie di scandagliare l’eredità dell’ultimo grande conflitto del Novecento attraverso la memoria che i paesi hanno voluto fermare nella pietra: venticinque monumenti dedicati di volta in volta a eroi e martiri, alle vittime ma persino ai carnefici, senza dimenticare le opere che hanno voluto auspicare l’inizio di una sterminata pace tra i popoli. Questo viaggio lo porta per esempio ai piedi dei colossi del Mamaev Kurgan a Volgograd, a riflettere sulle vestigia dell’Unione Sovietica; ad Arlington, di fronte al Marine Corps War Memorial, a esplorare il rapporto fra gli Stati Uniti, la guerra e il concetto di libertà; a Nanchino, passeggiando attorno al memoriale dell’omonimo massacro e ripercorrendo la vicenda del conflitto sino-giapponese che aprì in anticipo il fronte orientale; a Predappio, sulla tomba di Mussolini, per esorcizzare i fantasmi di un passato che proietta la sua ombra fino a oggi; ma anche fra i blocchi del Memoriale dell’Olocausto di Berlino per scoprire le polemiche che ne hanno accompagnato l’edificazione. Il grande racconto storico di Lowe è in grado di compiere una metamorfosi. Quei monumenti, da pesanti conglomerati di pietra esposti alle intemperie, tornano a vibrare di potenza simbolica: «sotto il granito e il bronzo c’è l’amalgama di tutto ciò che ci rende quello che siamo – potere, gloria, coraggio, paura, oppressione, grandezza, speranza, amore e rovina. Celebriamo queste e mille altre virtù pensando che forse potranno liberarci dalla tirannia del passato. Eppure, proprio il desiderio di scolpirle nella pietra le rende inevitabilmente ciò che ci tiene, a nostra volta, prigionieri della storia».

«Keith Lowe non ha paura di avventurarsi su un terreno scivoloso e fragile, e lo fa con la fermezza che deriva da una conoscenza granitica della materia.» - The Daily Mail

«Questo libro delicato e inquietante dovrebbe essere una lettura obbligatoria sia per chi vuole costruire statue, sia per chi vuole abbatterle.» - The Sunday Times

«Un libro affascinante» - La Lettura

«Non solo testimonianza di un passato, ma continua espressione di una storia ancora viva.» - il Venerdì, La Repubblica

Dettagli libro

  • Editore

  • Testo originale

  • Lingua

    Italiano
  • Data di pubblicazione

  • Numero di pagine

    336
  • Traduttore

Sull'autore

Keith Lowe

Keith Lowe è autore di importanti lavori sulla seconda guerra mondiale. Il suo saggio Inferno: The Fiery Devastation of Hamburg, 1943 è stato acclamato dalla critica. È stato consulente storico del documentario The Bombing of Germany. Ha scritto e scrive su numerosi giornali, fra i quali “The Telegraph”, “The Times” e “Wall Street Journal”. In Italia ha pubblicato Il continente selvaggio (Laterza, 2013), vincitore del Premio Internazionale Cherasco Storia.

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